Umidità e microflora delle cantine di Pienza
Il ruolo dei lieviti autoctoni nella crosta

La Taverna del Pecorino di Matteo Pasquetti

Quando si parla di Pecorino di Pienza, l’attenzione cade quasi sempre sulla qualità del latte ovino o sulla maestria del casaro. Tuttavia, esiste un "ingrediente invisibile" che determina il destino di ogni forma non appena questa entra nel locale di stagionatura: il microbiota ambientale.

Le cantine di Pienza non sono semplici magazzini a temperatura controllata. Sono ecosistemi vivi, dove l'interazione tra l'umidità specifica delle terre senesi e una popolazione selezionata di lieviti e muffe autoctone trasforma la crosta del formaggio in una membrana biologica attiva. In questo articolo, analizzeremo biologicamente come l’ambiente di Pienza influenzi la maturazione del pecorino, rendendolo un pezzo unico e non replicabile altrove.

L'Aerobiologia delle cantine di Pienza: più di una semplice stanza


L'aria all'interno di una cantina di affinamento a Pienza è densa di vita microscopica. Mentre nei processi industriali si tende alla sterilizzazione, nell'affinamento artigianale si punta alla colonizzazione selettiva.

Il ruolo dell'Umidità Relativa (UR)


L'umidità costante (solitamente tra l'85% e il 95%) nelle cantine di Pienza funge da catalizzatore per lo sviluppo dei lieviti. Un'umidità troppo bassa seccherebbe la crosta prematuramente, bloccando lo scambio di gas tra l'interno e l'esterno del formaggio. Un'umidità controllata, invece, permette alla crosta di rimanere "permeabile", consentendo agli enzimi dei lieviti di penetrare verso il cuore della pasta.

Fattore Ambientale Intervallo Ottimale a Pienza Effetto Biologico sulla Forma
Temperatura 10°C - 14°C Rallenta i batteri degradativi, favorisce i lieviti nobili.
Umidità Relativa (UR) 85% - 92% Mantiene la crosta elastica e favorisce il fiorire delle muffe.
Ventilazione Bassa / Naturale Evita l'ossidazione eccessiva dei grassi superficiali.
Lieviti Autoctoni Popolazioni Residenti Scomposizione della caseina superficiale (proteolisi esterna).


La Microflora della crosta: lieviti e muffe nobili


La superficie di un Pecorino di Pienza non è un guscio inerte, ma un campo di battaglia biochimico. I protagonisti principali sono i lieviti autoctoni (come Debaryomyces hansenii) e le muffe nobili (come il Penicillium di grotta).
1. Debaryomyces hansenii: l'architetto del sapore
Questo lievito è uno dei più importanti nel panorama caseario di Pienza. La sua capacità di tollerare alte concentrazioni di sale lo rende il primo colonizzatore della crosta subito dopo la salamoia.
• Azione: Consuma l'acido lattico residuo sulla superficie, alzando leggermente il pH della crosta.
• Risultato: Questo innalzamento del pH "disattiva" i batteri dell'acidità e permette alle muffe nobili di fiorire, conferendo al formaggio quegli aromi di sottobosco e cantina tipici delle Riserve.
2. La successione fungina
Man mano che la stagionatura procede, la microflora cambia. Inizialmente dominano i lieviti, seguiti dalle muffe che formano quella patina grigiastra o biancastra. Questa "pelle" protegge il grasso interno dall'irrancidimento dovuto all'ossigeno e contribuisce alla sintesi di composti volatili (chetoni ed esteri) che determinano il profumo del pecorino.

Il "Fattore Pienza": Perché non è replicabile
Molti provano a ricreare il Pecorino di Pienza altrove utilizzando lo stesso latte e lo stesso caglio, ma il risultato è sempre differente. Questo accade perché ogni cantina storica di Pienza possiede un imprinting microbico unico, stratificato in decenni di attività.

Le assi di legno su cui riposano le forme sono esse stesse serbatoi di microflora. Il legno, essendo un materiale poroso, ospita colonie stabili di batteri lattici e lieviti che "contaminano" positivamente ogni nuova forma che vi viene appoggiata. È un passaggio di testimone biologico che l'acciaio inossidabile delle industrie non potrà mai offrire.

Differenze Microbiologiche: Cantina Tradizionale vs Cella Industriale
Elemento Cantina Storica (Pienza) Cella Frigo Industriale
Supporto di Stagionatura Legno d'abete o di rovere (vivo) Acciaio o Plastica alimentare (inerte)
Biodiversità Microbica Alta (lieviti, muffe, batteri residenti) Bassa (ambiente semi-sterile)
Sviluppo Aromi Complesso, terroso, persistente Semplice, prevalentemente lattico


FAQ - Biologia della Stagionatura e Microflora
La muffa sulla crosta del pecorino di Pienza è pericolosa? No, se si tratta di stagionatura in cantina tradizionale. Le muffe nobili proteggono il formaggio e contribuiscono alla maturazione. È la "firma" della cantina e può essere rimossa spazzolando la forma o pulendola con olio d'oliva.

Perché le assi di legno sono importanti? Il legno funge da "polmone" e da "nido". Assorbe l'umidità in eccesso e rilascia i microrganismi benefici che aiutano la crosta a svilupparsi correttamente, agendo come una sorta di innesto naturale.

Cosa succede se la cantina è troppo secca? Se l'umidità scende sotto l'80%, la crosta si spacca (cavillatura). Questo permette all'aria di entrare troppo velocemente, ossidando il grasso e rendendo il formaggio piccante in modo sgradevole.

I lieviti influenzano il sapore interno? Sì. Sebbene vivano sulla crosta, i lieviti producono enzimi che migrano verso l'interno, scindendo i grassi (lipolisi) e le proteine (proteolisi), creando aromi complessi che non esisterebbero senza l'azione superficiale.



Conclusione
A Pienza, il casaro non si limita a produrre formaggio; egli "alleva" le forme. Questo processo richiede una profonda comprensione degli equilibri biologici tra aria, legno e umidità.
Ogni volta che assaggiate un pecorino della Taverna del Pecorino, non state solo mangiando un derivato del latte, ma state esplorando un ecosistema millenario che respira nei vicoli e nelle cantine di Pienza. È questa biodiversità invisibile che rende la nostra terra la capitale mondiale del gusto.